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Il Carro

colline_nella_nebbia

La nebbia bagna  la collina con il suo tocco lieve, ammantando il il dolce saliscendi del terreno come un lenzuolo leggero.

E’ quasi impossibile distinguere la linea dell’orizzonte in quella sinfonia di grigi perlati opalescenti e sfumati, come in un affresco onirico dove l’unico catalizzatore per l’occhio è quel sottile raggio di sole che, impunemente, debole ma costante, si insinua tra l’umidità percettibile con il suo timido riflesso giallo.

Aveva abbandonato il tepore di casa con uno sguardo malinconico, rassegnata come chi deve, pronta a buttarsi nel freddo dell’alba ancora giovane.

Ancora un respiro familiare, soltanto uno.

Ancora una carezza d’occhi ad una cartolina nota, non di più, e poi via.

Un caleidoscopio di pensieri rotolavano nella testa della viaggiatrice, impazziti e senza meta, lasciandola a vagare lungo i sentieri tra i campi senza meta.

Un passo davanti all’altro, e via così, cammina  ragazza cammina, conta il suo sono dei tuoi piedi sul terreno, sinfonia di ciò che devi.

Cosa lasci e cosa troverai? Domande più grosse di te, domande a cui non ha senso cercare una risposta. Il mare di possibilità è sterminato e tempestoso, non sei un marinaio sufficientemente esperto per attraversarlo, specie se non sai dove fare vela.

Tu, minimo essere ebbro del grande vuoto, cosa vai cercando? Una via? Una redenzione o una condanna?

Cerchi te stessa, fantasma nel mondo, rendendoti conto che ogni passo ti definisce un po’ di più…ma cosa definirà il tuo cammino fino a che ti trascinerai tra campi nebbiosi?

…una volta ero una ragazza vera…una volta non ero un fantasma

I fantasmi hanno paura, paura di affrontare il mondo. I fantasmi con le loro dita fredde di spettro tutto toccano e nulla stringono.

…una volta ero una ragazza vera…una volta non ero un fantasma

E dire che potrebbe essere così facile…fai un salto e poi fanne un altro. Salta, cadi e da qualche parte andrai.

…prima di saltare non ero un fantasma…

Pesi a sufficienza da riuscire a cadere, o rimarrai sospesa nel limbo del vuoto cosmico ancora a lungo?

…una volta ero una ragazza vera….molti salti fa non ero un fantasma…

Cerchi la verità, piccola? Cerchi il senso?

Sai qual’è il rischio a voler togliere tutto tranne l’essenziale? Che arriverà un momento in cui non te ne sarai accorta ma avrai tolto il suo significato a tutto…allora sì che comincerà la battaglia per riempire quella landa desolata che tu stessa hai creato.

Rimbombano sul terreno passi ben più pesanti del tuo incedere troppo leggero per chiunque tranne che per chi ha l’ardire e la sventura di amare te, inconsapevole distruttrice.

Passa un carro, non si vede il conducente. Tre buoi lo trainano, le sue ruote lasciano solchi profondi nel terreno ancora bagnato dalla notte.

…prima di saltare non ero un fantasma…

Si siede sul carro la viandante e non si accorge nemmeno di essersi fermata. Ora conterà i passi dei buoi.

 

 

 

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Don_Chisciotte_contro_i_mulini_a_vento

Io mi chiedo talvolta quale sia lo scopo di tutto questo.

Dove stia il senso, l’equilibrio e la giustizia.

Non accetterò mai che non ci siano.

Scusatemi, disillusi e cinici abitanti di questo strambo globo terraqueo, io non ci sto.

Non credo in Dio, e quasi quasi nemmeno più negli esseri umani intesi come categoria generica.

Però, porco di un cane, ad essere una fredda cinica bastarda, indurita dal mondo e dalle cicatrici che si porta addosso non ci riesco. Leggo Bukowski e Nietzsche, mi riempio la bocca di frasi tipo “Dio, se esiste, deve qualche bella spiegazione”, e non simulo il mio prepotente disappunto verso il mondo, però non ci sto a non credere in niente. Mi scusino i miei autori, ma io a bere l’ennesima rossa spessa come un minestrone, sola, depressa e incattivita nel mio tavolo fisso al pub non ci vado.

Giro la sera alla ricerca di compagnia, rifuggo il mio nido casalingo per chissà quale ragione subconscia, come una randagia per i pub,e randagia mi sento, fino al midollo.

Smarrita dentro e fuori in una realtà con la quale non riesco ad andare d’accordo…eppure il passo, quello che mi farebbe saltare nell’abisso con il quale ci scambiamo per ora lunghe occhiate manco fossimo due innamorati, non lo faccio.

Non posso credere che tutto si riduca a questo.

Voglio un segno. Un misero, fottuto segno che qualcosa per cui valga la pena sbattersi ci sia. Un sorriso, una carezza, una grazie, un qualcosa che porco di un cazzo va nel verso giusto.

Moderna e sfigata Don Chisciotte, combatto mulini a vento e ancora cerco la mia Dulcinea e il mio Sancho Panza. Mi starebbe bene combattere i mulini, lo giuro…ma almeno datemi una principessa da salvare, senza che io debba accorgermi che fa la prostituta in una locanda ad ore, e uno scudiero ad assistermi che non mi osservi come una poveretta con dei problemi che va aiutata.

In nome dell’umanità, come direbbe Wile E. Coyote, Genius.