Category: Musica


Respiro Avido

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In questo periodo c’è una domanda che mi frulla in testa piuttosto spesso e alla quale non riesco a dare una risposta convincente.

“Che senso ha?”

Non qualcosa in particolare, tutto quanto.

Mi riesce difficile trovare qualcosa che non sia fine a sé stessa, e più rifletto più mi sembra vero che un senso non c’è.

Non sono mai stata una fan di Vasco Rossi, però la citazione esce scontata “Voglio trovare un senso a questa vita, ma questa vita un senso non ce l’ha”.

Mi disturba un po’ questa cosa: se non c’è un senso, un fine ultimo, un “cosa resterà” tutte le prospettive si confondono, i valori si ingarbugliano e i loro contorni perdono nitidezza.

Penso che avere un figlio dia un senso alla vita dei genitori. Anche innamorarsi forse. Comunque, è sempre questione di votarsi a qualcun altro in maniera più o meno totale. Qualcuno per cui ne valga la pena però, altrimenti tanti saluti al senso.

Però, io non ho voglia di fare un figlio, e per quanto riguarda l’innamorarsi, sarei ben disposta a farlo, ma è una cosa che deve capitare per caso, non voglio cercare disperatamente l’anima gemella, un po’ perché onestamente non ne sono capace e nemmeno mi ispira troppo l’idea, un po’ perché non credo che sia così che deve andare. Sarò legata a ideali disneyani, ma l’amore deve arrivare come un fulmine a ciel sereno…quindi chi lo sa se per me arriverà ora, tra dieci anni o mai.

Se non c’è un senso superiore, allora tutto quello che resta è il momento, l’attimo.

Che sia questo il significato dell’arcinoto “Carpe Diem”? Se non c’è un fine in nulla, se non si ha una persona a cui votarsi, forse la cosa più sensata da fare è darsi all’edonismo con quieta accettazione…

Non sto parlando di vortici autodistruttivi in pieno stile bohemienne quanto del fare quello che si desidera unicamente perché si desidera fare così sul momento senza troppe seghe mentali. Vivere davvero l’istante, perché è tutto quello che esiste di sicuro.

Anche quando si balla funziona un po’ così secondo me. La coreografia quando finisce non lascia nulla di sé, per questo il ballerino che emoziona è quello che, come si dice, “sente il movimento fino in fondo”. Se lo gode, non si limita ad eseguire una posizione: non sto parlando di interpretazione e caratterizzazione del personaggio, quanto proprio di trovare fisicamente gradevole quello che si sta facendo…era così anche nella musica per me: suonavo bene quando riuscivo a godermi quello che facevo, gustarmi ogni nota, ogni tocco, ogni tasto.

Si potrebbe espandere il ragionamento a tutto il resto e cercare di essere il più felici possibile lì per lì, in mancanza di altro.

Non sembra male, ma non sono tanto soddisfatta di questa conclusione…mi fa sentire un po’ come una barchetta in mezzo alla tempesta senza una rotta…per me che sono una persona ansiosa e che ha bisogno di certezze è una prospettiva dannatamente spaventevole. Non so se la certezza che non ci siano certezze riuscirà mai a soddisfarmi.

Vorrei credere davvero al testo di questa canzone dei Folkstone che sto sentendo in continuazione:

“Voglio sentire, voglio vivere più in là, chiedo alla vita troppo, forse la falce risponderà, sulle ali della morte giuro ti raggiungerò, la paura di cercare no, non mi farà annegare in falsità. Respiro avido, ogni battito ora è inarrestabile”

Suona, recita, balla

Tre mondi così vicini, eppure così stramaledettamente diversi e separati. Musica, teatro e danza…e mi sembra che i miei sogni capricciosi si prendano gioco di me: i miei già vacillanti e poco definiti punti fissi si fanno ancor più sfocati… e senza nemmeno un doppio rum.

Vado in Conservatorio dopo mesi che non ci metto piede, e mi viene la pelle d’oca e un groppo in gola. Eppure, credevo di aver archiviato questo sogno. Credevo di aver deciso di innamorarmi di altro. La storia si ripete, e come due anni fa, l’idea di suonare, di toccare il pianoforte, mi fa vibrare fino all’ultima corda di anima. Non so se il pubblico si emozioni sentendomi suonare, ma di certo io mi emoziono. Ad Aprile ho fatto un concerto, ed era parecchio che non ne facevo: alla fine ho fatto fatica a non sciogliermi in lacrime. Lacrime buone, come quelle che scendono dopo aver fatto l’amore.

Vado in scena, e mentre recito con l’odore del palco nel naso e tutta l’energia di quall’angolo di mondo separato addosso e attorno, mi sento in paradiso. Non lo guardo il pubblico, non mi piace. Non ammicco, non ci gioco. Che la gente mi guardi è quasi irrilevante. Non so se qualcuno mi crederà mai quando lo dico, ma per me non conta chi mi guarda. E’ quasi una questione privata. A me piace il palco, le luci, il caldo dei riflettori, l’odore di gomma legno e pece, il poter fare tutto quello che si vuole, purchè funzioni, perché sul palco tutto è concesso…è una sensazione incredibile, spaventosamente bella.

Sento una musica che mi piace e desidero ardentemente danzarci sopra. E’ uno sforzo quasi fisico il non farlo quando le circostanze non lo permettono. Il movimento è la mia primaria espressione, l’unica cosa che manca alla meraviglia del produrre in prima persona la musica che si ama. La danza è splendida…così elegante, pulita. Non è vero che i ballerini sono schiavi di una vuota tecnica che soffoca i sentimenti. Piuttosto, la tecnica, dura e implacabile, è necessaria per poter esprimere ciò che si desidera. E io vorrei avere in corpo il potenziale espressivo dei miei amori circensi, con il mio fisico refrattario mi sento solo un brutto anatroccolo che vorrebe urlare ma non ha voce.

Non voglio fare a meno di nessuna di queste cose.
Sono incostante e capricciosa, e come me i miei sogni e le mie idee: se per un po’ mi disamoro e non frequento dimentico quasi il vecchio amore, quasi morto tra le braccia di uno nuovo. Ma prima o poi torno indietro: evidentemente, come nelle relazioni, svanito l’innamoramento, quello strepitoso delle corse sotto la pioggia mano nella mano, delle risate folli, e delle lacrime dolcissime, resta l’amore, quello vero e rassicurante.
Spero solo che per me sia possibile vivere una relazione a quattro, perchè non saprei come fare a scegliere.