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“Siamo tutti alla stessa distanza dal Cielo. Dio odia tutti allo stesso modo”

Questo è quello che  c’è scritto sotto alla galleria in via Dante.

Premesso che il vandalismo e lo scempio della cosa pubblica mi sembrano sempre gesti quantomeno opinabili, è una bella frase. Dura e tagliente, disillusa e disperata proprio come piace a me.

Però non sono d’accordo.

Io non so se Dio esista. Non credo onestamente, anche se a tratti mi piacerebbe poter credere in qualcosa, anche solo per l’utilitaristico scopo di raccomandarmi a qualcuno quando proprio non so più dove battere la testa.

Però, se esistesse…forse parlerò dal basso della mia mancanza di fede, ma penso che dovrebbe delle scuse a qualcuno.

Non capisco perché ci debbano essere persone che hanno tutto, e persone che senza aver fatto nulla di male per meritarlo debbano subire continui scorni e sfighe.

Mi rendo conto che questa sia una riflessione da fine quinta elementare/ prima media, né ho l’ambizione di sentirmi un’originale pensatrice.

Però, diamine, dalla prima media ad oggi, quando queste potevano essere solo vuote parole, ho vissuto una vita, incontrato persone, conosciuto gioie e dolori di chi mi è stato intorno per tanto e annusato quelli di chi ho solo incrociato per un fugace attimo.

E mi domando, senza riuscire a rispondermi, quale sia l’algoritmo con cui la buona sorte viene distribuita.

Io non riesco a credere che Dio possa esistere.Ma, se esistesse, ne avrei paura: lo vedrei come un bambino viziato che tira dei dadi, un Master di Doungeons&Dragons particolarmente fantasioso o annoiato.

Disse Agostino: “Si Deus est, unde malum? Et si non est, unde bonum?”, e le sue erano domande teoriche (oltre che ovviamente teologiche).

Poi c’era qualcun altro, non ricordo chi fosse, ma lo avevo studiato facendo filosofia al liceo che, a proposito dell’Olocausto diceva che se Dio esiste, allora deve essere malvagio. Sullo stesso tema, anche Primo Levi, che i campi di concentramento li aveva provati sulla sua pelle, diceva che “Dio non può esserci, in quanto c’è Auschwitz.”

Ora, io non mi allargo a temi generali di questa portata, anche se ad Agostino risponderei che sia il bene che il male possono venire dall’uomo stesso, ma non avrei idea di cosa abbia generato la morale umano e perché alcuni siano dotati di un’etica funzionante e di un cuore e altri no.

Eppure, anche senza ambizioni corali, dal mio punto di vista, così umano e concreto, fatto di persone e affetti, non riesco a smettere di chiedermi perché, né riesco a smettere di pensare che Dio, se esiste, deve avere una gran bella ricompensa in serbo per alcuni di mia conoscenza, oppure delle gran belle scuse.

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