Un piede davanti all’altro, furiosamente, disperatamente.

Il fiato spezzato, l’aria fredda che gli trapassava il petto come una lama pronta a fare scempio dei suoi polmoni e del suo cuore, l’uomo continuava a correre.

Aveva lo sguardo annebbiato dalla fatica e dal sudore.

Il sangue gli pulsava nelle tempie e dietro agli occhi, aveva l’impressione che da un momento all’altro il suo corpo sarebbe esploso.

L’impatto dei suoi piedi sulla pietra sottostante era attutito dalla coltre bianca che ricopriva il mondo rendendolo un quadro ovattato.

La neve continuava a cadere, gli andava nel collo, negli occhi e in bocca. Quei fiocchi continuavano la loro discesa inconsapevoli della corsa dell’uomo.

Lui stava correndo per salvarsi.

Non poteva fermarsi. Sapeva che se si fosse fermato un solo istante per riprendere fiato sarebbe stata la fine.

Non sarebbe più stato in grado di riprendere la sua folle fuga.

Stava cominciando a perdere l’equilibrio, il suo corpo sfinito non era più in grado di sorreggersi.

I polmoni non riuscivano più a riempirsi d’aria, bruciavano accartocciandosi su loro stessi come bottiglie di vetro gettate nel fuoco e poi schiacciate sotto ad un piede incurante della loro delicata bellezza.

Le vene nei suoi occhi erano prossime ad esplodere, minacciando di colorare tutto di rosso.

In quel chiarore silenzioso così bello e innaturale, lui continuava a correre, sapendo che non sarebbe riuscito a continuare ancora a lungo.

“Ti posso vedere….”

Nella sua testa rimbombava la voce, la dannata voce metallica e derisoria.

Correva, non avendo il coraggio di voltarsi.

Correva, sapendo che anche la forza della disperazione lo stava abbandonando.

“Posso annusare la tua paura….”

Un piede davanti all’altro, un poco ancora. Forza.

La tormenta impazzava, incurante. Soffiava un vento gelido che si insinuava con cattiveria nelle orecchie pulsanti dell’uomo.

I fiocchi ghiacciati cadevano sempre più fitti, danzando con l’aria un valzer mortale.

Il cielo, plumbeo, risultava graffiato da colpi d’artiglio bianchi e luminosi contro la luce delle lanterne.

“Posso sentire i tuoi pensieri rimbombare. Non ce la fai più”

Si chiudeva con una risata maligna l’ultima frase, e contemporaneamente il bianco e il blu della neve e del cielo si confondevano in un turbine insensato con il rosso ed il nero dentro agli occhi dell’uomo, il sangue e lo sfinimento che alla fine anche in una lotta per la vita avevano l’ovvio sopravvento.

Mentre il mondo perdeva i suoi contorni lui stramazzava a terra, sfinito, incapace di muoversi e di respirare, il buio davanti agli occhi e il rumore assordante del battito del suo stesso cuore nelle orecchie che faceva da sottofondo a quella risata metallica nella sua testa.

Sentì ancora un alito ghiacciato sulla nuca, e se fosse il vento del Nord o la creatura non avrebbe saputo dirlo. Poi più nulla.

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