Black-And-White-23

Mi manchi da morire.

Vorrei dirtelo, ma non credo che sia il caso. E anche se fosse il caso e potessi farlo, non mi azzarderei mai: dovrebbero pagarmi parecchio per convincermi a starmene tranquilla a guardare che faccia faresti.

Magari non faresti proprio nessuna faccia, il che sarebbe peggio di tutto.

Ad ogni modo, mi manchi un sacco. Lo sapevo che sarebbe andata così, anche se speravo in un epilogo un po’ meno faticoso per me.

Vorrei raccontarti di come mi sento in questo momento, dirti di come ho l’impressione di essere un guscio di noce in mezzo ad una tempesta nella quale in realtà non ho la più pallida idea di come non affondare. Forse potresti dirmi qualcosa che salva la situazione, come hai fatto altre volte in passato.

Non credo comunque che te lo racconterei, anche se potessi parlarti ora. In fondo sarebbe davvero poco carino da parte mia continuare a tormentarti con i miei inutili drammi anche ora che si spera che tu te la passi meglio.

Ci sono giorni in cui mi chiedo quale contrappasso mi sia portata dietro dalla scorsa vita per essere tormentata da una parte da una mente rumorissima, che analizza, razionalizza, incasella e giudica sulla base di un senso etico e morale piuttosto rigoroso tutto ciò che capita, e dall’altra da una sfera emotiva fin troppo sviluppata e irrazionale che produce i suoi frutti prima che il cervello possa metterla a tacere, prima di condannarmi all’accusa feroce del mio stesso io razionale.

Quando ti ho conosciuto sapevo già che sarebbe stato masochistico affezionarmi. Sì che lo penso di tutti quelli che per un motivo o per l’altro si insinuano nella mia vita…però di solito ci azzecco. L’accusa del super-io di cui si diceva poco prima suggerisce che la causa del mio patire, più o meno direttamente, sia io stessa. Potrebbe anche essere vero per quel che ne so, ma il dato di fatto resta indipendentemente dal motore immobile della cosa.

Sono lungimirante e mi conosco io, ci ero arrivata subito che prima o poi il volerti bene mi avrebbe fatta patire. Chiamalo sesto senso…tu avresti alzato gli occhi al cielo dicendo che sono “una dannata paranoica”, invece evidentemente avevo ragione io. Ti brucerebbe da matti doverlo ammettere e aver perso la scommessa, ti va solo bene che non sei nella condizione di pagare pegno.

Sei stato un buon amico, uno dei migliori che abbia mai avuto, anche se non ho fatto in tempo a capirti per bene.

Da parte mia, penso di essere stata una brava amica e di averti dimostrato l’affetto che nutrivo per te.

Se potessi tornare indietro nel tempo e parlarti anche solo un’ora non ti chiederei come ti trovi dove sei ora o cose del genere. Per una volta mi permetterei di essere egocentrica e, previa essermi scolata qualche birra che possa sciogliermi a dovere la lingua, ti vorrei chiedere se davvero mi volevi bene e ti faceva piacere passare il tuo tempo con me oppure se lo facevi per pietà o chissà cosa…ti vorrei anche chiedere se il mio modo di trattarti ti piaceva o ti metteva in imbarazzo e non sapevi cosa pensare, come è stato per tanti. Sai cosa? Io non ho confini netti nei miei sentimenti, se voglio bene a qualcuno gliene voglio tanto, per me la scala di grigi non funziona, ci metto un attimo a scivolare nel nero. Chissà se questo di me lo avevi capito, visto che in altre cose ci hai azzeccato.

Comunque, ci tengo a farti presente che mangio come un lupo, continuo sentirmi grassa e a sembrare matta quando per strada cerco di capire se ho le scapole a posto. Ah, alla fine la follia con la quale ti ho tormentato per quasi un anno l’ho fatta. Come ti chiedevo di fare prima di un concerto, pensami inviandomi energie sinaptiche positive: ne avrò bisogno a pacchi. Per il resto, compro sempre troppe scarpe e spesso provo vestiti per un’ora uscendomene poi dal negozio con niente in mano.Tutto regolare insomma.

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