disagio

Ho un amico che dice spesso che vuole fare “qualcosadidivertente”, proprio così tutto attaccato, e che vorrebbe che gli capitasse “qualcosadibelloediinspettato”, tutto attaccato anche questo.

Nemmeno lui cosa siano queste cose divertenti e belle che vuole, però le vuole con impazienza e ardore.

Inutile dire che io, quando gli chiedo cosa vuole fare e mi sento rispondere così, mi metto le mani nei capelli, perché avrei anche le migliori intenzioni di farlo contento, ma Cristo santo, come si fa a indovinare l’attività giusta al momento giusto?

E lì parte la mia filippica: ma come fai a dire che vuoi fare “qualcosadidivertente” e basta, se poi non lo sai nemmeno tu cosa ti diverte in quel momento? Prendi una posizione e si farà il possibile per accontentarti. (Sottointeso: e non sai che fortuna hai ad essere circondato da persone che fanno i salti mortali per farti star contento anche quando nemmeno tu sai cosa vuoi).

Comunque, al di là del mio amico e dei miei tentativi di accontentarlo, con relativi ansieggiamenti che mi portano a odiare le “cosedivertenti” non altrimenti specificate tanto quanto gli eventi “bellieinsapettati” che non si possono manipolare, sta di fatto che sarebbe proprio quello che vorrei io in questo momento.

Possibilmente in ordine inverso, perché prima deve capitarmi “qualcosadibello”, poi si farà “qualcosadidivertente”.

E no, nemmeno io so cosa sarebbe la “cosadivertente” che mi diverte davvero, dato che in questo periodo le cose hanno la magica proprietà di smettere di piacermi nel momento preciso in cui comincio a farle, né cosa di preciso vorrei che mi capitasse. Però, diamine, se non fosse che non porterebbe a nulla se non ad una completa perdita di dignità, batterei i piedini e farei un po’ di capricci, perché sono stufa di questo meraviglioso, poetico e patetico disagio.

Certo, sfido chiunque ad essere di buon umore quando fuori ci sono 35 gradi e ci si ritrova sudati marci, bisognosi della seconda doccia della giornata, ma con l’influenza. Influenza vera, mica balle, con tanto di naso chiuso, probabilmente qualche linea di febbre che non voglio nemmeno provare, tosse e catarro che giocondo girovaga per le alte e medie vie respiratorie. Come abbia potuto venirmi l’accidente in questo periodo dell’anno resta un mistero, comunque ce l’ho e me lo tengo, e con il senso di quieta accettazione che mi contraddistingue ad ogni colpo di tosse equivale una rotazione testicolare (metafisica, naturalmente) sull’asse delle ascisse.

A parte l’influenza fastidiante fuori stagione, sfido anche chiunque ad essere di buon umore quando ci si ritrova per cause contingenti soli come un fottuto gambo di sedano. Buono per il bagnetto e per l’insalata greca, ma misera condizione per un essere umano.

Anche il fatto che si avvicini l’estate e che io quest’anno non possa aspettare trepidante il primo Agosto per andare all’Elba, cosa che da sette anni a questa parte dava un senso alle mie afose estati piemontesi, non contribuisce in nessun modo al mio morale. In realtà, forse va bene che io non abbia il capitale umano per andare in vacanza, perché anche se avessi quello non avrei quello monetario, visto che sono mesi che spendo un sacco di soldi e ne guadagno un’inezia.

Il fatto che io sia completamente senza soldi mi porta a riflettere sul fatto che dovrò trovare un lavoro, almeno per l’estate, con l’ovvia necessità di accettare compromessi che a me, bimba viziata, fanno venire un po’ di nausea già ora. Certo, fare l’animatrice non è nemmeno lontanamente paragonabile ad un lavoro da manovale in un mattatoio a New Orleans (ho appena letto un racconto di un tizio che va a fare il manovale in un mattatoio a New Orleans appunto, ed è stato disgustoso anche solo leggerlo)…però le vacanze al mare mi apparivano più invitanti. Per carità, ancor grazie che uno straccio di lavoretto l’ho trovato, non dovrei nemmeno lamentarmi….però davvero, sarò viziatella io, ma questa prospettiva non mi sorride particolarmente.

E poi dopo l’estate comincerà un nuovo anno scolastico, e bisognerà decidere cosa fare della propria vita…senza dilungarmi in grandi spiegazioni, la conclusione è che questo aggiunge una non indifferente cucchiaiata di disagio stagionato al mix fino ad ora ottenuto.

Mix nel quale galleggio allegramente da qualche mese, e non ne posso più, ci andrebbe proprio un colpo di scena che mi rimetta in carreggiata. Solo che, anche se avessi le energie mentali di prendere in mano la situazione, e non credo di averle, dove diavolo stanno le redini?

Insomma, domani vado a ritirare le mie analisi del sangue, e spero di leggere che il mio set “ormoni+tiroide” (cioè quello che è stato analizzato) è tutto sballato: almeno, essi influendo sull’umore, potrei sentirmi clinicamente giustificata ad essere così sversa senza cause gravi che mi giustifichino ad esserlo, nell’attesa che mi capiti “qualcosadibelloeinaspettato” che riaggiusti le mie sorti.

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