Ragazza addormentata

Si mise a letto, già madida di sudore nella calura imprevista di quella notte di inizio Giugno, i capelli raccolti in una treccia scomposta.

Non aveva rifatto il letto quella mattina, come non lo aveva rifatto nei passati tre o quattro giorni. Le lenzuola, ormai attorcigliate l’una sull’altra formavano un groviglio che odorava di sonno ed essere umano.

Odiava quella cuccia disordinata che era diventato il suo letto, ma non abbastanza da avere voglia di rassettare al mattino.

Indossava solo le mutandine ed un top.

Rannicchiata con i piedi vicini al sedere, la schiena sprofondata in due cuscini non ben sprimacciati dalla notte prima, fece cadere le ginocchia lateralmente mentre leggeva senza troppa convinzione il primo capitolo del suo nuovo libro.

Portò una mano appena sotto all’orlo degli slip e senza nemmeno rendersene conto cominciò ad accarezzarsi.

Circondata da una camera disordinata come la sua testa, in un letto che portava impresse le nottate di pensieri ubriachi ai quali aveva fatto da sfondo la ragazza si toccava, senza pretesa di arrivare da nessuna parte, senza nemmeno tentare di esplorare con quella sua mano incerta il suo stesso sesso, come aveva fatto senza aver risultati apprezzabili in passato.

Non si addentrò nel suo corpo, ma rimase in superficie, attorcigliandosi i peli tra le dita e giocando distrattamente con la pelle sotto di essi, un po’ perché era quello che desiderava, un po’ perché non sarebbe stata in grado di far altro.

Seguì di sfuggita anche il contorno del suo seno, e le piacque. Era piccolo, quasi inesistente, ma aveva una bella forma tondeggiante e i capezzoli erano rosei al punto giusto.

Chiuse il libro e lo ripose, guardando quel taglio sull’avambraccio destro, che così rosso e ancora aperto sembrava una minuscola figa sanguinante.

Pensò queste parole, così volgari e taglienti, per sé stessa, e anche questo le piacque, perché aveva appena finito di leggerne di altrettanto brutali e aspre.

Sentendosi l’ombra di uno dei personaggi disgraziati di cui leggeva si girò sul fianco e si mise a dormire, pensando che in fondo anche lo schifo può avere una sua poesia distorta.

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