E così alla fine hai mollato davvero.

Oggi papà ti ha caricata in macchina e ti ha portata in clinica a prendere il tuo treno per il paradiso canino.

Chissà se c’è un paradiso per i cani. Ho dei dubbi anche su quello degli esseri umani, ma forse per voi funziona diversamente. Magari, per noi homo sapiens non c’è niente dopo e per voi invece sì. Campi sterminati con quadranti fangosi, quadranti innevati, quadranti perfettamente asciutti e quadranti pieni di bestiacce varie da rincorrere a piacimento. E nessun padrone che non ha piacere che rientriate in casa con le zampe sporche. Solo pappa appetitosa, altro che le dannate palline.

Se c’è un paradiso per i cani, che sia fatto così o meno, penso che tu te lo sia meritato ampiamente. Sei stata una brava cagnona. Sempre. Con i tuoi lasciami stare, come ogni essere vivente, ma sei stata proprio buona.

Avevo dodici anni ancora da compiere quando sei arrivata. I miei avevano organizzato tutto il gran segreto, e fingevano il più assoluto voto contrario quando io spiegavo i miei quindici milioni di motivi per cui prendere un cucciolo sarebbe stata una buona idea. Mi ero data per vinta dopo l’ennesima discussione in macchina tornando dalla piscina proprio il giorno in cui poi ti ho trovata coricata sul pavimento della cucina.

Non credevo nemmeno ai miei occhi. Penso che sia stata la prima volta della mia vita che ho pianto di gioia.

Anche ora sto piangendo, ma non certo di gioia.

Non sono stata tanto una brava padrona per te, lo so. Per tutti questi anni sei stata il cane dei miei genitori più che il mio. Io ero troppo piccola per prendermi cura di una creatura, e non sono proprio portata per fare la mamma ad ogni modo, nemmeno ora che sono grande, ammesso che l’età anagrafica conti qualcosa.

La mamma mi ha rimbeccata mille volte di essere gelosa delle attenzioni che riservava a te, sorella pelosa. Io non ricordo se davvero sono stata così scema da essere gelosa del nostro cane, ma non mi sentirei nemmeno di escluderlo a priori.

Negli ultimi tempi non ti ho accudita molto, non ti ho fatto tante coccole. Quando venivi a darmi le musate sotto al gomito mentre io studiavo il pianoforte  e tentavo di preparare il mio panicantissimo diploma, e prima l’ottavo, stufa di sentire note che probabilmente il tuo udito fine trovava abominevolmente fastidiose, mi irritavo e ti chiudevo fuori casa con l’inganno. Secondo me avevi capito che ad ogni modo ci guadagnavi sempre: fastidio alla pianista equivaleva a biscotto con lancio sportivo per sbatterti fuori casa senza farti rimanere male.

Però il la minore ti piaceva: c’era un brano che suonavo a volte, “Chiarina” del Carnaval di Schumann che ascoltavi volentieri. Se non eri in sala quando lo facevo venivi a coricarti vicino al pianoforte. Finito Chiarina naturalmente riprendeva oppure cominciava ex novo il fastidio alla pianista.

E’ la seconda volta nella mia vita, solo la seconda, che vengo a contatto con la morte.

Sia per la nonna (e va bene, una nonna è un po’ più impegnativa che un cane, ma non è poi così diverso in realtà) che per te, pensavo che avrei accusato di meno.

Oggi è venuto il veterinario, e io lo sapevo che sarebbe stato questo il responso. Lo sapevo, e quando papà è salito da me, che mi truccavo per uscire sparandomi il Lago dei Cigni nelle orecchie a mille decibel, e mi ha detto quello che già sapevo, ho risposto solo “Ah, ok. E’ il suo bene.” Poi però il groppo in gola è arrivato, con quel minuto di ritardo, e mi sono lanciata giù, per salutarti ancora una volta.

Ho capito perché nei film la gente si comporta in quella classica “maniera da film” che sembra un tantino esagerata, ma porta il messaggio in maniera chiara e indubbia: il motivo è che semplicemente la gente fuori dai film certe volte fa così davvero, anche se nessuno deve recensire la scena. E così siamo state abbracciate in cortile, tu che mi guardavi un po’ stupita, io con il mascara che colava fino alle clavicole, coricata per terra accarezzandoti per l’ultima volta.

Era un bel po’ che non ti accarezzavo così tanto. Spero che tu te ne sia accorta che anche se non stata una brava padrona ti volevo bene.

macchia

Advertisements