The_Crying_Girl_by_xiam_anartform

La ragazza si trovava a fissare uno sguardo vuoto nello specchio. Due occhi castani in un volto pallido, assenti, fissi davanti come se volessero trapassare il riflesso.

I capelli, sudati, scomposti, le cadevano sul viso con quelle onde irregolari con le quali non aveva mai fatto pace. Alla luce della luna e del lampione che si insinuava dalla finestra di casa sembravano quasi neri.

Il trucco, ormai sbavato dopo la serata, ora disegnava lacrime nere lungo le guance bianche.

“Che schifo”

Se lo era chiesta più di una volta la ragazza come si facesse ad essere felici. Sempre si era risposta che l’importante era crederci.

Che l’importante era uscire, ridere, bere, danzare, comprare vestiti, chiacchierare con gli amici.

“Che maledetto schifo”

Ma mancava sempre qualcosa. L’ingrediente segreto. E chissà quale era.

“Cosa c’è che non va in me?”

Quante volte aveva tentato di convincersi di avere diritto a vivere sé stessa con tranquillità. Quante volte non aveva funzionato.

“In fondo me lo merito. Uno schifo di vita per uno schifo di persona.”

E la coscienza, inarrestabile che le rispondeva.

“Non hai un cazzo di motivo per essere infelice. Non puoi permetterti di stare così male. Una persona nella tua condizione non può dire che la propria vita fa schifo. Ci sono persone in condizioni ben peggiori che non passano il proprio tempo a piangersi addosso.”

Lacrime calde e silenziose le macchiavano ancora il viso. Era quasi bella nella sua disperazione, un fotogramma di un film horror.

Il primo taglio le bruciò un po’. Incise la pelle dell’avambraccio non troppo a fondo, una sottile linea che si tinse di rosso gradualmente. Come se il sangue volesse affiorare con calma snervante, la sagoma della ferita diventava secondo dopo secondo un po’ più spessa e colorata, e lei si guardava il braccio come ipnotizzata.

“Perché lo faccio?”

La ragazza continuava ad osservare il taglio, che non voleva decidersi a sanguinare.

“Non sono nemmeno capace a tagliarmi sul serio.”

Afferrò nuovamente le forbici e incise la propria pelle bianca con più decisione. Non sentì bruciare, solo un dolore sordo che sembrava appartenere ad un’altra persona.

Il liquido cominciò a colare immediatamente, facendole un assurdo solletico. Era tiepido, decisamente più vischioso dell’acqua. Prima lentamente poi più velocemente, lungo il braccio e fino al gomito, lasciandola ancora come in trance ad osservare la scena.

“A nessuno importa di me.”

Una parte periferica del suo cervello le suggerì che avrebbe dovuto fare scorrere l’acqua nel lavabo, ormai sporco del suo sangue.

Si riscosse di colpo, sentendo il braccio destro sempre più bagnato. Il solletico del sangue che colava ormai era svanito, sostituito dalla sensazione di qualcosa che scorre addosso.

Tentò di tamponare la ferita con dei fazzoletti che aveva con sé, ma apparentemente la carta si tingeva di rosso prima di assorbire il liquido e non farlo più colare.

Sentiva caldo, il fiato corto: la stessa sensazione di quando andava a fare il prelievo. Avrebbe voluto chiamare qualcuno che la soccorresse, coricarsi sulle sue ginocchia e piangere. Ma non poteva. Era evidente quello che aveva appena fatto.

“Ti tagli”

E senza nemmeno la giustificazione di provare piacere nel farlo.

“Perché?”

“Non lo so. Forse voglio che domani qualcuno mi chieda cosa ho fatto al braccio.”

“Domani quando dovrai uscire farai il possibile per non far vedere nulla, come sempre”

“Mi piace la sensazione del sangue che cola”

“Non è vero, quando comincia a colare davvero ti spaventi e corri a farlo smettere”

“Voglio distruggermi.”

“Se davvero volessi distruggerti ti taglieresti sotto, non sopra.”

“Allora non lo so. Lo faccio e basta”

“Perché?”

“Per atteggiamento, per fingermi più depressa di quel che sono, perché nell’essere così fuori da arrivare all’autolesionismo c’è più dignità che nel frignare un po’ e basta. Era questa che volevi sentire coscienza di merda?”

“No”

“Cosa allora?”

“Non lo so nemmeno io. Volevo una risposta che mi convincesse, ma neanche questa mi convince. Ora pulisci sto casino e vai a dormire”

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