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Sono in viaggio.

Verso dove di preciso non lo so.

So dove vorrei arrivare, ma non so se ci arriverò mai.

Sono in viaggio e faccio il possibile per non pensare nel frattempo, come bisogna fare in montagna quando si va ai rifugi. Un passo davanti all’altro, occhio a dove si mettono i piedi, passo cadenzato e non troppo arrogante onde non schiantarsi il fiato prima del primo tornante e via, fino a che non si arriva alla vetta.

Quando vado a camminare in montagna ho una tattica fenomenale: mi metto l’mp3 nelle orecchie e conto la musica. Faccio un numero regolare di passi per ogni conteggio e ogni tot canzoni faccio qualche minuto di pausa: raggiungo praticamente uno stato di trance ipnotica di cui la fatica è parte integrante e non mi pesa più. Ho camminato per dislivelli di mille e più metri (che non essendo un’alpinista provetta non è poco) con zaini da venti chili contro i miei quarantacinque di persona con questo sistema e non ho mai dovuto pensare che non sia indicato per me che se non perdo volontà fisicamente sono un caterpillar.

Adesso dovrei fare la stessa cosa, perché di fatica ne devo fare parecchia e non ho alcuna garanzia di arrivare da qualche parte. Come Alice nel Paese delle Meraviglie, che non riesce a trovare un cartello convincente, visto che non sa dove andare. Ma allora Alice, se nemmeno sai dove andare che cazzo fai?

Io uguale, sono a spasso nel mio Paese delle Meraviglie. Ho seguito un Bianconiglio, ma ora che sono qui non so cosa fare se non che seguire il sentiero su cui il roditore mi ha messa prima di sparire. Ma chissà se al castello ci arriverò mai. Che castello poi? Quello di Oz magari, la metafora è la mia e non vedo che problema possa esserci nel fare un po’ di fritto misto di racconti.

Sono in viaggio e sono sola, sarebbe un errore sperare nel contrario, me ne devo convincere. Sulla mia strada sto incontrando personaggi e facendo cose che sono un po’ da Paese delle Meraviglie. Cose che avrei fatto anche prima ma che di fatto non ho mai fatto davvero. Mi guardo nello specchio e mi chiedo chi sia la persona che mi guarda dall’altra parte del vetro.

Contrariamente a quello che mi è capitato precedentemente io sono sempre io, non sto cambiandomi per essere “giusta”. Eppure, quello che faccio rimanendo me stessa la me stessa di un po’ di tempo fa non lo avrebbe mai fatto.

E mi rendo conto rileggendo le mie parole che il ragionamento è sconnesso e la sintassi involuta, ma se al momento dentro la testa ho una scena di nuveau cirque non penso di riuscire a metterla giù come se si trattasse di un dipinto realista.

Una cosa però la vedo con certezza: di questo viaggio, comunque vada, qualcosa resterà, e spero che anche i personaggi che mi stanno accompagnando non spariscano in una bolla di sapone.

Con questi pensieri in testa, ben lontana dal mangiare il tiramisù assieme ai miei demoni interiori, sentendomi ora felice ora triste, ora pazza ora stupida, un passo davanti all’altro cammino lungo la mia via.

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