Quello che mi dispiace in questo super atipico Natale è non aver guardato il canonico film natalizio con mia mamma. E’ uno dei rituali che da circa 20 anni contraddistingue i nostri Natali, ma quest’anno non faremo in tempo credo. Oggi è il 22, quindi prima di Natale avanzano solo tre sere. Considerato che il 24 sera vengono i nonni ne restano due. Oggi c’è un concerto in Duomo. Sarebbe una marchetta necessaria se ancora fossi del Conservatorio, ma così non essendo è addirittura una cosa che faccio volentieri sentire il concerto di Natale delle voci bianche. E’ una cosa un sacco Christmas Carol, e a me le cose Christmas Carol dall’1 al 24 Dicembre piacciono. Dopo no, nemmeno il 25 stesso mi piacciono più: il bello è l’attesa, più della festa. Infatti, anche il film di Natale vederlo dopo diciamo il 23 non mi soddisfa. Quindi niente per quest’anno. Ma mi dispiace.

Altro cambiamento di cui non sono troppo compiaciuta, anche se non ha niente a che fare con il Natale, è che ieri ho dovuto tagliare i miei braccialetti estivi. Quelli di filo cerato che se non li uccidi tu resistono cent’anni per intenderci. Speravo di svangarla, ma appena prima di entrare in scena Sabrina (la capa di danza) mi ha intercettata e mandata a toglierli. Mi è proprio dispiaciuto: erano due anni che li avevo, e in questi due anni non avevano mai smesso di piacermi. Ora penso che vedrò se riesco in qualche modo a convertirli in braccialetti metti-togli (quelli con la chiusura in metallo), ma non sarà la stessa cosa. Non so per quale motivo tagliare un braccialetto di filo comprato in vacanza con il mio ex mi debba dispiacere quasi più del pensiero di non ripetere le vacanze in questione con l’ex in questione…misteri dell’emotività umana suppongo.

Che anno strano. Non mi capisco veramente più. Sto arrivando alla conclusione che forse mi converrebbe smettere di provarci, tanto per i risultati che ottengo sono solo sforzi inutili. Potrei sempre decidere di fare quello che mi rende felice sul momento, senza fustigarmi perché non è sensato, o razionale, o eticamente ineccepibile, purché non si scada in un assurdo completo. Un sacco di volte non faccio cose che andrebbe di fare, o, se le faccio, me le concedo solo facendomele pesare un sacco, anche se non darebbero fastidio a nessuno. Io stessa mi ergo a giudice di me stessa, e mi cazzio senza pietà, cosa ridondante visto che intanto già il mondo circostante potrebbe essere dell’idea di ridere di me se davvero faccio una scemenza. Potrei seriamente pensare di smetterla con questo tran tran mentale, smettere di darmi della povera demente da sola, e lasciarmi vivere. Non nel senso del “non agire nell’attesa di un non si sa bene cosa”, quanto del non pensare troppo al perché e al significato di ogni minimo gesto e permettere a sé stessi un attimo di respiro.

Non pretendo di essere un esempio morale per i posteri, né di essere la razionalità, la gentilezza, l’umiltà fatte persona. MI accontento di essere una persona mediamente brava, possibilmente un po’ interessante, ma soprattutto, serena, nei limiti del possibile. Mi sono stufata di essere costantemente tormentata dal mio stesso super-io. Se continuassi su questa strada sarei forse filosoficamente parlando un soggetto che cammina lungo una strada più alta, ma al momento in realtà non mi importa così tanto elevarmi quanto imparare a stare bene al piano terra, o al primo, al secondo, o a qualunque piano io mi trovi.

a-volte-combatto-i-miei-demoni-interiori

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