Ci sono giorni “era meglio morire da piccoli”. Giorni che niente da fare, un po’ per predisposizione morale, un po’ per idiozia, un po’ per accanimento della sorte, sarebbe meglio stare attenti ai gerani che potrebbero da un momento all’altro abbattersi sulla capoccia dello sventurato.

Giorni che

Critico

ma al contrario. Anticritico secco per tutta la sessione.

Giorni che uno poi non ne ha nemmeno più voglia di essere razionale e capire che in realtà non è così grave, che poteva aspettarselo, che domani dopo una dormita sembrerà tutto più tranquillo. Sono i giorni in cui per un nonnulla che va a sommarsi al disagio precedente la gente dà fuori e sbraita lasciando tutti basiti, si chiude in un bagno e piange per mezz’ora sperando che gli altri in spogliatoio non sentano niente. E poi tenta di darsi un tono quando è ora di uscire dalla tana, tentando di pulirsi il malumore, l’abbattimento, tutto quanto, assieme alle lacrime. Solo che il più delle volte non solo non viene via “il tutto quanto” assieme alle lacrime, ma non vengono via nemmeno le lacrime, che per tutto il giorno restano lì piantate dietro gli occhi, pronte a pizzicare per ogni stupidaggine.

I giorni così ci sono. Se fossimo esseri razionali come qualche filosofo ci voleva far credere non dovrebbero esistere, ma la maggioranza di noi homo sapiens evoluti di razionale ha ben poco.

Devo ancora decidere se sono terapeutici perché quello che non uccide fortifica, ma mi permetto di avere qualche riserva in merito.

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