“Ricordi sbocciavan le viole
con le nostre parole
“Non ci lasceremo mai, mai e poi mai”,

vorrei dirti ora le stesse cose
ma come fan presto, amore, ad appassire le rose
così per noi

l’amore che strappa i capelli è perduto ormai,
non resta che qualche svogliata carezza
e un po’ di tenerezza.

E quando ti troverai in mano
quei fiori appassiti al sole
di un aprile ormai lontano,
li rimpiangerai

ma sarà la prima che incontri per strada
che tu coprirai d’oro per un bacio mai dato,
per un amore nuovo.

E sarà la prima che incontri per strada
che tu coprirai d’oro per un bacio mai dato,
per un amore nuovo. ”

Questa canzone è la prime traccia del primo cd di De Andrè che io abbia mai comprato.

Non è che me la filassi molto in realtà; preferivo di gran lungo la più divertente e trucidissima “Ballata dell’amore cieco”, ch era la traccia 2.

Sono due giorni che mi gira in testa la prima frase “Ricordi, sbocciavan le viole con le nostre parole non ci lasceremo mai, mai e poi mai.”

Mi girano in testa mentre metto a posto i calzini, mentre piego le maglie, mentre rifaccio il letto, mentre carico la caffettiera.

Te lo vorrei chiedere se tu le lo ricordi come ci sentivamo i primi tempi.

Io me lo ricordo. Me lo ricordo che abbracciati sul mio letto ci stringevamo come se un uragano avesse dovuto venire a separarci a minuti. Mi ricordo che ascoltando “La canzone del vento”, unica traccia accettabile di un cd quasi abominevole io piangevo calde lacrime perché semplicemente il mio corpo non poteva contenere impunemente un’emozione così. Mi ricordo quelle panchine in piazza, ghiacciate, dove andavamo a svernare durante i nostri sabati sera di ragazzini. Mi ricordo come mi abbracciavi in piscina quando io avevo freddo e tu da brava stufetta no. Mi ricordo le buonanotti artistiche che ci mandavamo, una al giorno cascasse il mondo per un anno intero e forse anche di più.

Mi sembra impossibile che tutto questo sia svanito nel ricordo, consumato dal tempo, dall’abitudine e da chissà che.

Mi sembra impossibile che di lasciarci sia capitato anche a noi alla fine.

Eppure, erano mesi che sapevo che doveva andare così, che non c’era speranza di rianimare un sentimento morto. E allora perché deve fare così maledettamente male?

Credo che sia un po’ come perdere un’arto. Una persona che scopra di avere un tumore e per sopravvivere l’unica speranza sia quella di farsi amputare una gamba non penso che davvero sceglierebbe di morire pur di conservare l’arto che sa essere malato irrimediabilmente. Però non so quanto tempo potrebbe passare prima che la persona smettesse di piangere guardandosi allo specchio o pensando a tutte quelle cose che non avrà mai più, pur restando dell’idea di aver preso la decisione giusta.

Io mi sento come se mi fossi tagliata un pezzo. Con anestesia e supporto psicologico, per carità, ma il fatto resta

E credo fermamente di aver fatto bene, di aver liberato me e te, che ora potremo provare di nuovo un amore bruciante per qualcuno. Però mi dispiace tanto. Non hai un’idea di quanto mi dispiaccia. Mi dispiace che sia andata così, che il tempo abbia ucciso quello che era… o magari l’abbiamo ucciso noi? Chi lo sa.

Io non voglio augurarti alcun male, ma spero egoisticamente che a queste cose ci abbia pensato anche tu, almeno un po’.

Sono giorni che piango, sotto la doccia perché nessuno mi senta. Una mia amica dice che le lacrime in doccia hanno una loro dignità da Carrie di Sex and the City. Io sono un po’ perplessa e non troppo convinta a questo proposito, comunque….

Eppure so di aver fatto bene. E sono fiera di avere infine avuto le palle di farlo.

Ma chissà per quanto mi mancherai.

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