Camera prossima all’esplosione, manifesto della confusione della mia testa i vestiti che occupano ogni superficie disponibile, i libri che, troppi per essere contenuti nella libreria, vengono estratti a mazzi nel vano tentativo di decidere cosa leggere.
Inutile, non riesco a dimenticarmi nemmeno per un attimo di quanto incasinata io sia in questo momento.

Le mie giornate scorrono stremanti e piatte, ho mille cosa da fare e le faccio tutte, recito, ballo, le passioni una di una vita, una degli ultimi tempi… ho persino ripreso ad andare in università e, in un modo o nell’altro, pare che quotidianamente faccia le mie brave ore di programmazione. Eppure non c’è nulla che non veda l’ora di fare e che mi faccia attendere trepidante come un bimbo la mattina di Natale.
Quello che capita nelle mia mente, gli infiniti discorsi, le considerazioni, le riflessioni, le speranze e le paure, l’autocomplimentarsi e l’autosgridarsi superano di gran lunga quello che capita al di fuori. “E così, imprese di grande impeto e dignità deviano dal loro corso e perdono anche il nome di azione.”

Io ci ho provato ad essere una persona semplice, davvero. La semplicità vince.
Nemmeno a me piacciono gli incasinati, i tormentati, i dannati, gli eccessivi. Il periodo in cui mi piaceva quel tipo di persona è passato da un pezzo, morto tra le braccia del mio crescere.
Vivere all’eccesso, bruciare e consumarsi in sensazioni eccessive…Sì, è bella l’idea. Ma farlo davvero? Bisogna essere persone particolari per riuscirci senza impazzire sul serio.
E io sono troppo delicata per riuscirci, è un dato di fatto.
E allora rinuncio, dignitosamente, più o meno. Ma ad essere semplice non ci riesco proprio. Il famoso e decantato metodo “K.I.S.S.”(keep it simple, stupid!) con me non funziona.

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