Buffo come spesso nel momento in cui si accetta che le cose non funzionino, queste ricomincino a funzionare, o comunque sembrino almeno momentaneamente meno bloccate di prima.
La verità è che, pur rimanendo dell’idea che pensare e porsi domande anche scomode sia una delle cose più giuste e belle che una persona possa fare, ammazzarsi di seghe mentali non è bohemienne, è solo paralizzante e dannoso.
Credo che le cose in realtà non siano tanto complicate, non ci siano tutte ste difficoltà nello stare al mondo: siamo noi stessi che ce le creiamo, e nemmeno ci rendiamo conto che i veri autori del processo bloccante siamo proprio noi.
L’autoerotismo mentale poi finisce per alimentarsi da sè, godere di vita propria e allocare forzatamente a sè stesso buona parte delle risorse mentali ed emotive della persona che anche se ha dato il primo calcio alla palla, ora non è più in grado di condurre il gioco. A meno di non fare qualcosa che a paranoia in atto è terrificantemente difficile: non pretendere di negare nè di affermare, ma limitarsi ad accettare quello che è stato il sassolino che ha formato l’intera frana.
Solo allora il problema si ridimensiona a quello che realmente è, tornando ad un piano sul quale la persona è in grado di fare qualcosa, sia pure limitarsi a scontrarcisi tutti i giorni mandando la faccenda intera a stendere.
Psicologia da bar, ovvio. Però a me sta capitando (almeno lo spero) qualcosa del genere, e posso dire che quando qualcuno si prese la briga di dirmi che nel momento in cui si accetta qualcosa quel qualcosa smette di essere una bestia mitologica, un guerriero inesistente da “Deserto dei Tartari”, e il problema si risolve o quasi magicamente da sè e senza abnormi sforzi teoretici, io non ci ho creduto: ho preso la frase come, appunto, psicologia semplicistica atta a darsi un tono. E invece no, mi sto ricredendo.
Penso anche, però, che il passaggio non possa essere deciso razionalmente: c’è un momento in cui capita e basta, e può essere dopo un giorno come dopo un anno…nulla può essere fatto per anticiparlo o forzarlo. Però, e io stessa fino a pochi giorni fa non ci credevo, questo momento esiste. Il che, se non altro, è leggermente incoraggiante, per quelle persone che proprio non possono fare a meno di ammazzarsi di cogitazioni involute che compensano la scarsa concretezza con l’altissimo colpo emotivo che portano.

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