Comunque, la vita è stramba davvero. Cioè, la mia vita è stramba forse perchè sono stramba io. Oppure sono stramba io perché è stramba la mia vita. Chi lo può sapere: è un po’ come l’arcinoto “E’ nato prima l’uovo o la gallina?”
Quello che io so è che in questo momento mi sembra un po’ di star vivendo una sessione di Doungens&Dragons demenziale in cui chi si gioca il mio personaggio fa dei lanci di dadi assurdi.
Lo dico perché un po’ di tempo fa io giocavo con una mia amica, e il mio personaggio, una sorta di mio alter ego piuttosto ben riuscito, si trovava spesso e volentieri in delle situazioni assolutamente pazzesche con risvolti ancor più stupefacenti a seguito dei miei lanci quanto meno opinabili. Del tipo: sei arrampicata su una specie di muro e devi scendere: che fai? Risposta: schifo la discesa semplice e salto giù. Bene, allora fammi un tiro in acrobazia: faccio 19 più 7 di bonus. Ok, puoi decidere di fare tutte le acrobazie che vuoi. Mmmm, bene, voglio atterrare sulle spalle di un altro personaggio che mi ha preceduta nella discesa. Al che, il personaggio in questione fa un tiro in resistenza o qualcosa del genere visto che deve prendermi di peso. Lo scazza del tutto e rischia di andare a terra. Nel mentre un altro personaggio fa un tiro bellissimo in acrobazia pure lui, e può scegliere dove atterrare: arriva graziosamente davanti al personaggio che sta barcollando con me in spalle, e per alzarsi fa per aggrapparsi alla cintura di quello che barcolla. Il quale però nel mentre scazza di nuovo il tiro e cade in avanti, picchiando un clamoroso colpo di palle contro la mano del neo atterrato, facendosi 2 D4 di danni.
Sessioni del genere sono la gioia dei giocatori, secondo il mio modesto parere.
Chissà il mio povero personaggio, sempre che suo mondo abbia un’esistenza e la parvenza di un libero arbitrio (domanda esistenziale del momento: e se tutti noi fossimo solo personaggi di D&D giocati da qualcuno? Non potrebbe essere questa la spiagazione a un sacco di cose assurde che capitano? Ah, sì, si chiama religione [mi perdonino i credenti, questa non vuole essere in nessun modo un’offesa al loro modo di vivere.]) quante domande si fa quando le capitano cose del genere. Non lo sa lei che in realtà siamo io e la mia amica che stiamo facendo dei tiri assurdi e le incasiniamo la vita gli amici e l’universo con i nostri dadi onnipotenti.
Ecco, ho l’impressione che chi si gioca il personaggio Marta nell’universo superiore a questo, quello che che vede questo mondo come il suo palcoscenica per D&D, stia facendo dei tiri quanto meno scalibrati.
E voglio omettere tutta la parte in cui mi risento per come questa/o giocatrice/tore (uso prima il femminile, perché io sono una donna, e mi pare giusto citare prima il mio sesso! XD) mi ha prodotta. Almeno però avrebbe potuto farmi con un bonus di 5000 in metabolismo, così ora potrei strafogarmi di cibi schifosi e grassi senza prendere un etto!! Su questo punto non posso proprio tacere.
Ad ogni modo, come ho detto nello scorso post, se sia un caso o dei tiri sballati, io me ne lavo le mani. Niente più seghe mentali in merito. O almeno, non troppe. Però, resta il fatto che alcune cose mi fanno ridere.
Tipo ieri. Non è successo nulla di realmente assurdo, ma per come sono io la giornata è degna di nota sotto mille punti di vista. Comincia più o meno normale, riesco persino a spianarmi i capelli senza troppi problemi, poi ha un’evoluzione pessima e inaspettata. Dopo di chè, ritorna una buona giornata. Andiamo, due miei amici ed io, a Torino per il 50 ore Torino film festival, dove fungiamo da comparse medievali/siparietto teatrale. Facciamo le nostre scenette sul palco (due feriti su tre ovviamente, anche se ancora non so in che stato sia la schiena di Martino, l’unico apparentemente illeso, che mi ha presa in braccio in ogni modo possibile nel corso dei nostri spettacolini), facendo pure buona figura, e io raccolgo un sacco di contatti potenzialmente utili per quella che potrebbe essere una delle cose che mi piacerebbe fare. Guarda te i casi della vita. Vado per caso a far sta cosa e ci rimedio un sacco di contatti: la fortuna aiuta gli audaci, no? Nel mentre, minuto dopo minuto, mi accorgo che questi due amici mi piacciono proprio. Lo sapevo già, ma ogni volta che li vedo è una conferma, e questa cosa mi riempie di soddisfazione. Bello trovare qualcuno su cui si ha l’impressione di poter contare. Tra l’altro, amici fatti in maniera piùcchecasuale. Sempre più forte. La serata procede, più o meno tranquilla, tra citazioni di Monty Python e birre rosse. Termina, alle 3 circa, con noi tre fuori dall’Hiroshima Mon Amour con un gruppo di registi e cineasti mica da poco, a chiacchierare della necessità dei giovani di credere in quel che fanno e di crescere da una condizione di forzata adolescenza. Concordiamo, anche noi ventenni, e concordiamo sinceramente, non per avere un altro ingaggio a breve, e quello che è stato il nostro datore di lavoro per la serata pare tutto contento, e in effetti fermamente intenzionato a chiamarci di nuovo. Infine, decidiamo che è ora di tornare a casa, stanchi morti e alteratissimi, tra adrenalina, alcol e nicotina (ma il guidatore, giudiziosissimo, è in quadra perfetta). Io ho già scritto a mia madre che sarei tornata per dormire quando mi rendo conto che non ho nessuna intenzione di salire in auto alle 4 di notte e di giudare per 40 km con 21 ore di veglia sulle spalle e qualche birra sullo stomaco. Mando 6000 messaggi per comunicare che non tornerò, indecisa tra il rischiare la vita per il probabile incidente automobilistico che farò se mi metto a guidare o per le maledizioni che mi tirerà mia madre non vedendomi tornare. Alla fine opto per gli improperi materni, chiedendo in ginocchio ad uno dei due di ospitarmi da lui per la notte. Decidiamo di fermarci tutti da Martino, tornando verso casa sua facciamo discorsi di alta filosofia in automobile (davvero!!!! ed eravamo anche piuttosto in noi!), e arriviamo alla magione non prima delle 4 e qualcosa. Nell’entrare silenziosamente (io tremo come una foglia per il freddo, la stanchezza e i millemila pensieri che la giornata reclama) mi inciampo in due gradini che non ho visto, franando a terra in un tripudio di ben poco silenziosi accidenti. I miei amici, prontissimi, mi soccorrono. Sono gentilissimi con me, e io sono indecisa se essere tutta contenta di sentirmi trattata così bene o sentirmi orrendamente in difetto per finire sempre per essere quella che ha bisogno di essere accudita. Tento di darmi un tono dicendo che sto benissimo, ma è tutto inutile: Martino mette a dormire Giò, dopodichè mi fa una tisana che a sua detta è un toccasana. Devo dire che in effetti, bevutala, mi sono sentita meglio. L’ora è prossima alle 5 di mattina, gli uccellini stanno già cantanto, sti stronzi, e noi non siamo ancora andati a dormire. Usciamo pochi minuti in veranda per conciliarci il sonno al di là di ogni buona logica non vuole arrivare, e la mamma di Martino (conosciuta al pomeriggio, donna simpaticissima!) con fiuto degno di un segugio riesce ad accorgersi che per fumare siamo solo per metà fuori casa. Sesto senso materno forse?
Mi accoccolo, completamente vestita, in un sacco a pelo gentilmente offertomi, e, circa alle 5 dichiaro la definitiva buonanotte al mio gentilissimo ospite, il quale pronuncia la battuta che mi ha fatto venire in mente di scrivere questa lunghissima e inutile pappardella “Ma perché la mia vita deve sembrare un fottuto film?”
Lo sembra anche la mia Martino, tranquillo, credo che sia una condizione diffusa.
Non chiudo occhio quasi per tutta la notte, tra la casa che non è mia, il letto che non è mio, i pensieri, che invece sono tutti miei, e la trepidante attesa di una risposta di mia mamma. Pavento la più tragica lavata di capo degli ultimi 4 anni. Invece no: pare che secondo i miei io abbia fatto benissimo a fermarmi lì a dormire, anche se mi sono autoinvitata a casa di un mio amico di recentissima data la cui madre mi aveva intravista per la prima volta il pomeriggio stesso. Tanto meglio che il 99 su D100 in culo esista, per mantenere la metafora D&D! Rientro a casa alle 13 passate, dopo aver visto il risveglio più difficoltoso di tutti i tempi. Evidentemente, il mio quasi omonimo non è esattamente un tipo mattiniero. Al contrario, Giò ha dormito due ore nette, e alle 7 era pronto in piedi per andare a lavorare, cosa che io ho avuto modo di sentire bene, dato che, appunto, non ho quasi dormito. Credo che quest’uomo non sia umano. D’altra parte, se gli alieni sono così sarebbe carino da parte loro venire a trovarci più spesso: il mondo sarebbe infinitamente più divertente.
Arrivata a casa dichiaro, in preda a non so che delirio, di non aver intenzione di portare a termine la mia facoltà se la scappatoia esiste (e per la cronaca la sto cercando), ad un padre giustamente attonito.
Chi si sta giocando il mio personaggio sta forse facendo una serie di critici alternati ad anticritici con cadenza pressochè binaria??

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