Quel che non uccide fortifica. Così dicono almeno. La domanda è, ma non si poteva rimanere deboli e felici? Io, potendo scegliere, avrei preferito.
Sto facendo corto circiuto. Perdo colpi, seriamente. Comincio a credere che sia mercoledì quando invece è venerdì e viceversa, devo guardare il cellulare per capire che data è, saluto persone sconosciute straconvinta di conoscerle anche se non ricordo esattamente chi siano e non saluto amici di una vita perché per qualche motivo non registro di starli incrociando.
Una donna sull’orlo di una crisi di nervi, insomma.
E il bello è che nemmeno annego nel lavoro.
Ho una routine mortale, ma solo perché di fatto annulla le mie ore di sonno. Di giorno volendo potrei dormire, di solito non ho nulla da fare tranne pochi giorni a settimana, ma data la mia situazione mi sento troppo in colpa a non alzarmi al mattino. Non che mi svegli prestissimo: non sono quasi mai in piedi prima delle 8. Però, considerato che di fatto la mia vita è notturna “prima delle 8” è praticamente l’alba per il mio personalissimo bioritmo.
Guardo indietro e mi rendo conto che negli ultimi 10 mesi della mia vita non ho fatto nulla di utile. Rettifico, nulla di universitariamente utile, o quasi. Anche per il resto…bisognerebbe capire cosa significa utile.
Se utile è la cultura in genere, la conoscenza e la crescita personale, quello che sta passando è stato un anno utilissimo. Ho imparato un bel po’ di cose nuove, dalla spada al teatro, passando per chimica (per dare ripetizioni la base è che la lezione io la sappia, e così ho dovuto reimparare il programma del liceo, che avevo prontamente eliminato per liberare un po’ di spazio sul mio disco mentale appena finito l’anno relativo che, a non andare errata, per me era la quarta). La new entry delle mie nuove competenze è stata dichiarare che non sarei tornata per la notte essendo nei miei programmi star fuori a far festa, nonostante la tragica disapprovazione negli occhi di mammina. Bella conquista quest’ultima. Speriamo che la mia risoluzione ad affermare me stessa, anche se non sono la figlia perfetta, in barba all’approvazione dei miei genitori duri. Sarebbe una salvezza. Non posso, formalmente adulta, essere così legata al loro “ok”, quando anche sola non farei nulla di così pazzesco. Non sono più la loro bimba, la loro bimba sempre attenta a fare quello che loro vogliono non perché ritenga che sia giusto ma vedere la loro approvazione? No, non lo sono più. Ho 22 anni, non sono più una bimba, non mi interessa diventare la nuova Madre Teresa, e nei limiti dell’accettabilità vorrei la mia libertà, cazzatelle incluse, anche se a mamma e papà non sta bene, come è ovvio che sia. Un po’ di egoismo non guasta immagino.
Sul fronte scolastico, invece, una tragedia: è un anno e più che suono lo stesso pezzo, un gran bel pezzo, d’accordo, ma sempre lo stesso, misere 26 pagine di note…di università non ne voglio nemmeno parlare. Un dato di fatto è che sta laurea me la sto trascinando come il macigno di Sisifo sul monte.
E non faccio nulla, la mia risoluzione vacilla, i miei neurocircuiti minacciano di mandarmi a fanculo senza un motivo stimabile, ma se non altro la mia linea sta ritornando soddisfacente. La dieta del digiuno fa miracoli, quando non mi porta a svenire quasi sulla spalla di un amico in treno, sul balcone del mio ragazzo o in posti similarmente poco accoglienti.
Fossi in queste condizioni perché lavoro come una dannata sarei soddisfatta di questa mia condizione di stordimento completo. Sarebbe un cadere con onore, anche se potrei quasi giurare che non crollerei: quando avrei le precondizioni per farlo io non crollo, aspetto i momenti sbagliati per implodere, giustamente.
Così non essendo, è solo la mia mente che mi sta facendo pagare il fio dei miei peccati di scioperata facendomi sentire a livello di stress come se facessi chissà cosa, con la consapevolezza che in realtà non sto facendo niente di quello che dovrei, con una bordata di relativi sensi di colpa, che non migliorano certo la situazione, ma non bastano a convincermi a scrivere, chessò, la tesi, al posto dei miei sproloqui.
Sono una nullità? In termini scolastici e di volontà, in questo momento, di certo.
In termini personali…boh, non so, ma credo che questo perdiodo mi stia servendo. Forse era quello che avevo bisogno per sbloccarmi, per far chiaro almeno un po’ nelle mie non poche seghe mentali, che devo ammettere, un po’ vanno riducendosi…forse, non sto subendo una maledizione (che poi, è tutta colpa mia, la maledizione è essere nata così come sono…) ma un provvidenziale momento di rivelazioni, anche se tutte assieme fanno un male dannato.
Chissà. Io non so nulla, aspetto…e intanto mi chiedo se riuscirò a recuperare un po’ di onore personale e volontà, se ne uscirò fortificata o ammazzata.

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