Il walzer
(Locanda di villaggio. Una festa nuziale, musica e balli)

MEFISTOFELE
(vestito da cacciatore; assieme a Faust guarda da una finestra)

Che baldoria qui dentro;
Ci siamo anche noi, oilà!
(entra assieme a Faust)
Una di queste ragazze piene di voglia
Sarà ben meglio di un vecchio libro.

FAUST

Non so cosa mi sta succendendo,
Sono tutto eccitato.
Non mi sono mai sentito il sangue così in subbuglio,
Ho addosso una strana sensazione.

MEFISTOFELE

Hai due occhi così accesi che si capisce subito:
Sono tutte le tue voglie, ormai senza freni,
Che tu cercavi di soffocare nella tua stupida presunzione;
Adesso saltano fuori da tutte le parti.
Prenditi una ragazza e balla,
Buttati nella mischia senza paura!

FAUST

Quella là con gli occhi neri,
Mi sta succhiando l’anima.
Che forza magnetica ha in quello sguardo!
Sembra che ti voglia trascinare dentro un mare di piacere senza fine.
Come sono accese le sue guance rosse;
Sprizzano gioia, vita, freschezza!
Dev’essere un piacere dolce come il paradiso
premere la bocca su quelle labbra,
Così gonfie di desiderio,
E perdere la coscienza su quei due cuscini morbidi come il velluto!
Come palpitano i suoi seni e come fremono
Di desiderio e di felicità!
Come mi piacerebbe arrampicarmi su quel corpo così ben fatto
E stringerlo fino a dimenticare me stesso.
Come sono lunghi e ribelli i suoi riccioli neri
Che cercano di sciogliersi dai lacci
E le ricadono attorno al collo; sembrano
Campane a stormo che annunciano il piacere!
Io divento pazzo, muoio dal desiderio
Se continuo a guardare quella donna;
Eppure non riesco a decidermi
Ad avvicinarmi e a rivolgerle la parola.

MEFISTOFELE

Sono proprio una razza curiosa
I discendenti di quella prima coppia di peccatori!
Lui che ha osato mettersi con il diavolo,
Esita ora davanti a una femminuccia
Che ha certo un corpo molto grazioso
Ma anche una voglia dieci volte più grande,
Ai suonatori
Brava gente, i vostri archetti
Sono un poì troppo addormentati!
Il vostro walzer potrà andar bene
Per qualche vecchio paralitico,
Ma non per la gioventù piena di sangue e di vita.
Datemi qui un violino;
Sentirete subito un’altra musica;
Vedrete che salti in questa locanda!

Il suonatore tende il suo violino al cacciatore
Che si mette a suonarlo con vigorosi colpi d’arco.
Subito si leva un concerto di note giocose,
Simili a gemiti di piacere che si perdono nei beati;
Sono parole dolci sussurrate in un luogo discreto e sicuro,
SOno risa di amanti nelle notti afose d’estate.
E di nuovo i suoni s’innalzano e scendono e risalgono ancora,
Simili a onde lascive che accarezzano
Il corpo nudo e fresco di una giovane bagnante.
Ed ecco, tra il mormorio dell’acqua, risuona stridulo un grido:
E’ la ragazza che si è spaventata e gida aiuto;
Dal canneto alza fuori un giovane, acceso di desiderio.
I suoni si scontrano, si stringono con violenza
E lottano intrecciati in un groviglio confuso.
Dopo una lunga lotta la giovane bagnate
E’ costretta a subire l’abbraccio dell’uomo.
Ed ecco che laggiù uno spasimante implora; la donna ha pietà,
Si sente come si sta riscaldando sotto i suoi baci.
Ora le corde risuonano allegre in triplici accordi,
Come quando due giovani si disputano una ragazza;
L’uno, vinto, si ritira in silenzio,
Mentre i due amanti si abbracciano felici;
Nei suoni a doppia corda le loro voci si fondono,
Si inerpicano come folli sulla scala del piacere.
In un crescendo di calore, di impeto e di furia,
Le melodie seducenti del violino risuonano
Come grida virili di estasi, gemiti di fanciulle
E tutti inghiotte un’orgia sfrenata.
Come sono buffi i violinisti del villaggio!
Buttano a terra il loro strumento.
Tutto quanto ha vita nella locanda
Si lancia in quel turbine stregato.
Pallide d’invia le mura fanno eco,
E si rammaricano di non poter partecipare alle danze.
Ma più sfrenato di tutti è Faust
Che danza felice con la sua bella bruna.
Le stringe le mani, le balbetta giuramenti d’amore
E la conduce danzando fuori dalla porta aperta.
Volteggiano nell’atrio e sui sentieri del giardino,
Seguiti ovunque dalle note del violino;
Danzano estatici sino a raggiungere il bosco, mentre
Gli echi della musica si allontanano sempre di più.
Quei suoni che si dileguano fanno fremere gli alberi
Come sogni d’amore, lascivi e carezzevoli.
Ed ecco che dai cespugli fragranti si alza,
Con i suoi gorgheggi flautati, il canto dell’usignolo,
Che accresce ancora di più la passione degli amanti,
Come se quell’uccello melodioso dosse mandato dal diavolo.
Essi cedono alla forza soverchiante del desiderio
E il mare immenso del piacere li inghiotte tra i suoi flutti.

Questo è il Mephisto-Walzer, scritto da Liszt.
E’ follia, abbandono…è divertimento, è accarezzare i tasti del pianoforte, godere della melodia che ne esce…è giocare con i suoni, ora morbidi ora aspri…è creare quell’immagine, far ballare il diavolo, con il suo violino…far impazzire la giovane tra le braccia di un Faust bestiale, schiavo di passioni a lungo represse…Colorare con le note la notte del bosco che sarà talamo della passione dei due stregati ballerini del cacciatore.
Un cacciatore romantico, scherzoso, ridanciano…ch benedice i presenti con il dono della follia e dell’incoscienza, per quei magici dieci minuti di armonia sfrenata.

Ieri sono salita sul palco e ho suonato. Dopo mesi che non suonavo e non studiavo.
Avevo paura. Non vai a suonare un pezzo del genere se non hai la certezza di farlo bene. E’ come minacciare di sparare in faccia a qualcuno, tronfi e a cazzo duro, e poi tirargli in faccia una margherita…
Quando mi sono seduta al pianoforte, mi sono stupita. Tutta la paura…scomparsa.
Ho cominciato a suonare, e mi sono persa. Persa davvero. Era come se non esistesse più nulla: il pubblico, gli insegnati ad ascoltarmi, pronti a giudicarmi, la consapevolezza di non essere tecnicamente ineccepibile e di avere la coscienza sporca. Non c’era più niente: solo il pianoforte, il mio mezzo per creare un’emozione, e io, a mia volta mezzo del diavolo cacciatore di Lenau per suonare la sua melodia.
Ho tratto piacere da ogni singola nota, ho accarezzato ogni suono prima di buttarlo nell’aria…Come se stessi dando vita ad una creatura che mi guidava nella creazione di sè stessa. Mi sono divertita immensamente.
Ero il diavolo cacciatore, e al tempo stesso Faust, la fanciulla, gli amanti…il violino, il bosaco e l’usignolo.
Non mi capacito di come sia possibile sentirsi così. Veramente, su quel palco mi sono sentita completa, contenta, in estasi quasi. Non sto esagerando. Non mi capacito di come sia possibile, ma non importa in fondo: l’alchimia esiste anche se non so da dove derivi.
Creare emozioni, immagini, suggestioni…non è questo un potere davveno fenomenale? Essere chiunque vogliamo essere, senza necessità di modificare la nostra personalità. L’arte…sarà un commento bohemienne, ma l’arte è davvero magia. lLa musica, la danza, il teatro (e cito solo ciò che conosco…chissà quante sono là fuori!)…mezzi per innescare questo processo meraviglioso…il concetto è lo stesso, e sono legati, indissolubilmente.
Su quel palco ieri ho capito, definitivamente, concretamente, indiscutibilmente una cosa: io la mia vita la voglio dedicare a questo. Non credo di poterne fare a meno.

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