Ah, la sincerità dei film per bambini. Ho sempre trovato quantomeno fastidiosa la spudorata trasparenza con cui i film della Disney enunciano verità innegabili dell’universo con la leggerezza che solo una principessa dei cartoni animati può avere. Sì, perché sono sempre immancabilmente principesse quelle che si producono in dichiarazioni di questo tipo (anche se ancora non sanno che lo diventeranno, ovvio). O principi, al massimo. Se proprio vogliamo strafare, porebbero essere gli amici zuccherosamente buoni e affidabili dei principi o delle principesse in questione.
Prendiamo Cenerentola per esempio. Affetta da sorellastre inaccettabilmente presuntuose, brutte, pestifere e arroganti, da una matrigna così infida che farebbe andare a male lo yogurt solo passandogli a qualche metro, e da un babbo babbo (mi si perdoni il gioco di parole) come pochi, che oltretutto non può amare la figlia più di tanto se la lascia in balia di cotanta cattiveria femminile.
Lei, ad ogni modo, rassetta cuscini e lenzuola, e non oso pensare quanto le misere malefemmine in questione possano sbavare di notte, ma questa è una mia personalissima opinione, e nel mentre, tutta gaia e allegra canta giocando con gli uccellini. Già mi dà sui nervi, a me che di senso di quieta accettazione ne ho poco, che una in queste condizioni ingiuste e infami canticchi e non dia segni di squilibrio emotivo profondo (minimo dovrebbe imbracciare un bazooka e far saltare l’intera casa a suon di cannonate).
Ma vogliamo parlare dei concetti che esprime?
“I sogni son desideri, di felicità…”
E qui casca l’asino. Una delle regole fondamentali dell’universo messa in bocca ad una cretinetta arrendevole, così bbbbbuona da far venire il diabete ad una caramella morositas (cito le morositas perché mi piacciono particolarmente, ma chi apprezza gli orsetti gommosi o le coca coline frizzanti si senta libero di sostituire le sopraccitate alle morositas alla mora).

Quanti di noi comuni mortali quotidinamente raccontano bugie? E che cos’è una bugia se non un sogno realizzato solo nella fantasia? Sì, ok, ci sono pure le bugie a scopo paraculo, quelle che si dicono per salvarsi in corner quando si è chiaramente in difetto. Ma quelle non contano affatto: sono mezzucci per evitarsi una clamorosa lavata di capo, hanno un loro concretissimo senso d’essere, e pertanto perdono clamorosamente la valenza metafisica delle altre.
Ce ne sono di molto più importanti di bugie. E sono tutte, indiscriminatamente, non dettate da necessità pratica.
Per esempio:
“Come è andata a scuola oggi?”
“Oh, bene grazie! Cioè, in realtà ho saltato un pezzo della lezione di storia (chissà che culo mi farà la prof domani!!) perché Tizio mi ha bloccata in corridoio a parlare mentre stavo rientrando dall’intervallo. Abbiamo chiacchierato un po’, poi lui mi ha offerto una cioccolata delle macchinette (uno schifo terribile: anche con sei pallini di zucchero era amara!), però siamo andati alla macchinetta del piano di sopra a prenderlo: metti che la prof esca perchè ha dimenticato un libro!! Sai che figura??”
“Wow! E poi?”
“E poi niente, ci siamo salutati e sono tornata in classe. Alla prof ho detto che ero in bagno perché mi sanguinava il naso, sembrerebbe che ci abbia creduto, ma sai mai quella donna infernale riesca a scoprire tutto… Però mi ha accompagnata a prendere l’autobus dopo. Anche se, a pensarci bene, non mi risulta che lui debba prendere il 3 per tornare a casa!”
In realtà, la nostra fanciulla non ha affatto saltato la lezione di storia: ha passato l’intervallo in classe a leggere, magari proprio storia visto che la donna infernale interroga tutti i giorni e lei non vorrebbe mai capitarle sotto le grinfie impreparata, e alzando lo sguardo quella frazione di secondo dal suo mattone scolastico ha visto passare lui, proprio quello che le piace, mentre faceva il cretino con la compagna di classe, quella carina con gli occhi verdi. Lei…bah, lei non sa nemmeno se esiste: sta nella classe accanto, ma lui è un ragazzaccio, non nota certo quelle che hanno gli occhiali e non si fanno mai beccare a fumare in bagno. Però…come le sarebbe piaciuto essere la compagna carina con gli occhi verdi. Certo, se lui l’avesse bloccata fuori a parlare dopo l’intervallo forse lei sarebbe corsa in classe tutta preoccupata salutandolo con un sussurro. E di sicuro, comunque, non avrebbe preso una cioccolata calda con SEI pallini di zucchero: è a dieta da 5 anni a questa parte, ma il suo sedere non accenna ad assomigliare nemmeno vagamente a quello delle ragazze che piacciono ai tipi come lui e quegli altri prima di lui.

Ammetto di aver scelto un tipo di esempio che sconfina drammaticamente nel clichè. Però bisogna ammettere che rende l’idea.
La fanciulla in questione non ha nessuna necessità pratica di raccontare una storia, tutto sommato privata e insignificante, del genere. Eppure, nel raccontarla, pur essendo conscia della bugia, lei stessa si illude, almeno per la durata del racconto, che i suoi desideri si siano realizzati.
Perché lei mente sulla situazione e sull’accaduto, certo, ma soprattutto su sè stessa. Si immagina diversa, e con le parole si dipinge così come vorrebbe essere nella realtà. Non ha la forza di diventare quella che vorrebbe, però non riesce a rinunciare a sentirsi tale. Pensa che forse a furia di crederci diventerà vero, anche se non fa nulla in quella direzione.
Non vuole ingannare i suoi interlocutori, raccontandosi migliore (almeno nella sua ottica) di quella che realmente è. La prima e principale vittima del suo inganno è lei stessa: lei che si conosce e ha coscienza di ogni finzione nella sua storia, eppure decide consciamente di sospendere la realtà per un po’, di illudersi, di sognare.
Ma è faticoso mentire. Fa sentire doppiamente male. Primo, perché mette continuamente di fronte al fatto che la realtà sia così dannatamente più brutta. Secondo, perché lascia quel senso continuo di difetto: una bugia è pur sempre una bugia, e a farsi cogliere in flagrante non si fa mai una bella figura, nè che chi lo scopre capisca la vera motivazione, quell’inisicurezza acuminata e quell’insoddisfazione costante, che porta a mentire, nè che creda semplicemente che la persona voglia solo ingannare chi la conosce.
E allora perché, perché la gente mente continuamente, soprattutto quando non ce ne sarebbe alcuna necessità?
Che gli esseri umani non siano “Esseri razionali” come Aristotele li definì a suo tempo, gli esseri umani stessi ne sono consapevoli da tempo. Che siano anche masochisti nel profondo…io personalmente credo che non possano farne a meno…e visto che nessuno di noi può annichilire quel groviglio di insensate emozioni che gli sballano quotidianamente la vita, portando a fare un buon numero di cose di cui non andar fieri (senza arrivare a giustificare atti illegali, o semplicemente cattivi per quanto nel limite della legalità), forse sarebbe salutare avere l’umiltà di ammettere i propri limiti, accettando un po’ di più noi stessi e gli altri.

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