Oggi sono andata a correre. Piena di buona volontà, stamattina sono partita, ipod nelle orecchie, running ai piedi e tuta da ginnastica. Una visione celestiale insomma. Dopo i primi 3 minuti avevo già il fiatone, dopo i primi 5 cominciavo a sudare copiosamente, dopo i primi 15 ho cominciato ad avere male alla milza (o a un organo interno suo parente stretto.)
Da lì è stata tutta una salita impervia. Avevo preventivato di correre un’ora, dopo 20 minuti volevo morire. Ma, come diceva Shwarzenegger: “Il corpo dice no, la mente dice sì”. Dal punto di vista del demolirmi fisicamente non ho nulla da invidiare al più tarato masochista: tutta la volontà che attualmente non ho per mettermi sui libri ce l’ho per correre rischiando l’attacco di cuore durante l’esercizio.
E così, ho corso, e ancora corso, mentre ogni fibra del mio corpo mi pregava di smettere.
Mi sono sentita un po’ come Gimli ne “Il Signore degli Anelli-Le due torri” quando con Aragorn, ramingo gran camminatore, e Legolas, elfo, e come tale quasi privo di peso specifico, insegue il gruppo di Uruk-Hai che ha rapito Merry e Pipino. Ci sono sti due figaccioni, fustacci fisicuti, che corrono aggraziati tra steppe e colline, con passo elegante e felpato, manco un po’ di fiato corto. E poi lui, il povero nano delle caverne, che ruzzola e si trascina, parecchio indietro rispetto a loro, sulle sue gambette tozze, senza un minimo di stile.
Ecco, io mi sono vista riflessa nel finestrino di una macchina mentre arrancavo lungo il viale, minuto venticinquesimo del mio suicidio mattutino, e ho avuto la prova che ahimè se fossi nata nella Terra di Mezzo non sarei stata nè un elfo nè un ramingo, ma piuttosto un nano. Dura verità da digerire, anche se non abbastanza da convincermi a saltare il pranzo.
Sì, perché ieri ho avuto la conferma che sarebbe il caso di mettersi a dieta.
Erano almeno 7 anni che nessuno mi diceva che sono grassa, poi alla fine qualcuno meno educato del solito lo ha detto.
Io mi lamento continuamente del mio fisico. Non lo faccio per farmi dire che non devo, che sto bene così, eccetera eccetera. Davvero non sono soddisfatta, non mi piaccio quasi mai, e non so che tipo di regime alimentare dovrei seguire per piacermi. Però, fatto sta che di norma tutti mi rispondono di non farmi paranoie, che se dimagrisco scompaio e cose del genere. Il che significa che, alla lunga, ciclicamente mi chiedo se per caso non sono io ad avere una visione fallata del mio aspetto.
Però, se anche uno solo mi conferma che dovrei dimagrire, almeno sulle gambe (colpita e affondata: la genetica congiura impietosa, e il ragazzo non spara a caso: mira con attenzione e capacità), significa che non sono io ad avere delle fisime.
Se poi lo stesso soggetto afferma che la mia autostima è un po’ troppo alta…diciamo che la portaerei (dato che di stazza abbondante si parlava, misera me), fino a questo punto con due punti su tre colpiti, cola definitivamente a picco.
Premessa necessaria: a fare questi commenti è un fanciullo che io non conosco particolarmente, e sul cui conto non ho ancora un’idea precisa, ma chi sia lui è del tutto irrilevante: io so che ha ragione, anche se fosse lo stronzo incompetente più stronzo incompetente della galassia e di quelle limitrofe, perché le stesse cose le penso io stessa ogni giorno.
Quello che mi ha colpita non è stato tanto il non essere incensata e adulata (checchè ne pensino alcuni, non ho affatto la pretesa di sentirmi dire che sono bella e brava in ogni situazione. Mi piace ricevere complimenti, certo, a chi no poi??, però sono ben lungi dall’aspettarmi e pretendere un tale trattamento.) quanto il totale centro che costui ha fatto. Quella dell’autostima è stata proprio una perla. In accoppiata alla linea poi…wow. Non avrei saputo far di meglio per farmi rimanere male, e io so bene quali sono i miei punti deboli. Tanta stima al ragazzo.
Evidentemente, il binomio Marta/non-sentirsi-un-cesso è sbagliato alla base, ed è meglio che eviti io per prima di convincermene.
Però, sono un po’ in un vicolo cieco: se mi sento uno schifo faccio ancora più schifo che se almeno provassi a tenermi, e se cerco di sentirmi bene e aggiustarmi mi sento dire (o la gente pensa talmente intensamente che mi pare di sentirmi bersagliata da onde recanti tale messaggio) che ho l’autostima troppo alta (ovvero che me la tiro, che voglio ma non posso). Il che è terribile. Io non voglio certo essere una che se la tira anche se non potrebbe.
Se non altro sono rimasta abbastanza mae da avere un buon incentivo a darmi una regolata, in tutti i sensi. Però, sarà dura, durissima.
Vado a correre, e nel correre sembro Gimli. Poi, arrivo all’ora di pranzo con uno sbrano colossale, e la sola idea di mangiare un sedano crudo e scondito mi fa venir da piangere, così ingurgito probabilmente più delle calorie che ho consumato correndo, e ne ho tanto come prima.
Vorrà dire che telefonerò quotidianamente al fanciullo che la pensa come me e gli chiederò di ripetermi quanto grassa sono: può darsi che funzioni e che io riesca a saltare pasti su pasti, con notevole aumento della mia stima in me stessa.

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